venerdì 19 agosto 2011

Alpe di Siusi e Altopiano dello Sciliar

Alle volte basta poco per scatenare una tragedia. Questa volta sono bastate tre parole di Kevin per innescare una serie di eventi che mi hanno spinto al limite delle mie (scarse) capacità: "Facciamo lo Sciliar?".
Una rapida occhiata al meteo della settimana, il giorno migliore sembra essere giovedì, in questa strana estate che sulle Alpi non ne vuol sapere di arrivare. E giovedì sia. Giorno per giorno si delineano i contorni di quello che, sulla carta, sembra un giro duro ma tutto sommato alla portata. Alla fine anche Gianluca riesce ad organizzarsi per essere dei nostri e il gruppo si definisce: io, Gianluca, Kevin, Anatas e Enrico.
Il giro è lungo e richiede una giornata intera, così giovedì mattina al casello di Modena nord io e Gianluca ci vediamo alle 6 per partire alla volta di Fié allo Sciliar. In due ore e mezza siamo al parcheggio sotto ai laghetti di Fié e iniziamo a pedalare puntuali alle 8:30.

Gianlu di buon mattino

Iniziamo subito con qualche problema tecnico, poi prontamente risolto, e ci troviamo finalmente con il resto del gruppo. Pochi metri e scatta la prima foratura... Altri 5 minuti e siamo nuovamente fermi per altri problemi! La giornata non parte certo nel migliore dei modi e nonostante le battute si sprechino copiose, il resto della giornata scorre tranquillo senza più nessun intoppo.

Sciliar

Il sentiero verso Siusi è un divertente single-track che si snoda in una bellissima pineta, è il posto ideale dove rinfrescarci un po' della calura che abbiamo accumulato in pianura. A Siusi, incuranti degli sbuffi di Enrico, ci precipitiamo a fare i biglietti per la comoda ovovia che in una manciata di minuti ci porta sull'Alpe di Siusi e ci fa guadagnare 800 metri di dislivello. Il tragitto sull'Alpe si snoda tra centinaia di merenderos venuti ad ammirare questo splendido angolo di Dolomiti, fino all'ingresso del secondo impianto della giornata. Incautamente mi lascio convincere ad affrontare la salita in bici anziché con la seggiovia e così si parte lentamente verso le pendici del Sassopiatto. Quella che all'inizio sembra una comoda e tranquilla forestale si trasforma ben presto in un calvario al limite della pedalabilità, per poi diventare per me assolutamente off-limitis quando la pendenza raggiunge e supera il 20%. Conscio di quello che ancora ci aspetta e che la parte più dura deve ancora venire, procedo con estrema calma al fine di salvaguardare ogni singola caloria e non consumarmi le gambe; mi carico quindi la bici in spalla per l'ultimo chilometro prima del rifugio Sassopiatto.

Val Duron e Catinaccio di Antermoia

Dopo la doverosa sosta al rifugio ripartiamo in direzione dell'Alpe di Tires. Procediamo inizialmente su un bel sentiero panoramico in cresta, fermandoci spesso ad ammirare il panorama offerto sotto di noi dalla Val Duron e, dall'altra parte, dal Catinaccio di Antermoia. Poco alla volta iniziano a stagliarsi davanti a noi, sempre più netti, i Denti di Terrarossa. E allo stesso tempo iniziamo ad imboccare un'altra durissima salita verso il passo di Tires, anche questa affrontata da me con la bici in spalla...

Verso l'Alpe di Tires

Al rifugio dell'Alpe di Tires comincio un po' a preoccuparmi per l'orario: non mi aspettavo tanti pezzi così duri e non vorrei dover affrontare la discesa al buio... Quindi ripartiamo verso la prossima salita all'Altopiano dello Sciliar. E dopo un breve tratto di discesa, girato un costone di roccia, mi trovo davanti l'ennesima sorpresa inaspettata di questa giornata: il sentiero sale ripido sul fianco della Cima di Terrarossa per circa 200 metri di dislivello, tutti da fare ancora con la bici in spalla! Sotto di noi un salto verticale di 800 metri ci separa dalla vallata sottostante e di fronte a noi il Vaiolet fa capolino tra le nubi.

Vaiolet tra le nubi

Raggiunta la vetta anche di questa salita ci attendono un paio di chilometri di divertente discesa verso l'Altopiano dello Sciliar, che raggiungiamo godendoci l'indescrivibile meraviglia del panorama che si osserva da lassù. E infine l'ultima salita, questa volta più tranquilla, verso il rifugio Bolzano, proprio all'inizio della nostra agognata discesa.

Gianlu sull'altopiano dello Sciliar

La sosta al rifugio è meritatissima, siamo in orario e dobbiamo riposare un po' le gambe in vista della discesa. Un cartello avverte della presenza di lavori lungo il sentiero e ci mette in guardia da eventuali pericoli... L'inizio è subito divertente, in mezzo a verdissimi pascoli d'altura, su prati che abbiamo definito "Teletubbies". Poi il tutto si fa più tecnico, con presenza costante di rocce sul sentiero e gustosi tornantini mai troppo esposti. E arrivano anche scale costruite con tronchi di abete e divertenti gradoni.
Dopo 500 metri di discesa siamo ad un altro rifugio ma decidiamo di proseguire senza ulteriori soste. Il sentiero entra ben presto nella stretta gola del Rio Sciliar, dove il passaggio è permesso da meravigliose passerelle costruite su strutture di tronchi d'albero incastrati tra le pareti di roccia.

Kevin sulle passerelle

Purtroppo a questo punto Enrico si accorge di aver lasciato lo zaino al rifugio Bolzano... Ha dentro chiavi della macchina e di casa e dunque non può permettersi di aspettare il prossimo viaggio della teleferica, previsto per il pomeriggio del giorno dopo... Decide quindi di nascondere la bici in una piccola cavità della roccia e di risalire al Bolzano per riprendersi lo zaino: decisamente eroico.

Anny

Proseguiamo la discesa un po' preoccupati della sorte del nostro amico, sicuri che comunque non si metterà certo a correre rischi e scenderà con tutta la prudenza necessaria. Scendiamo ancora nella gola su un sentiero con molti sassi smossi e frequenti gradoni, molto faticoso e non troppo divertente. Poi il sentiero diventa una forestale, scorrevole e veloce. E quando pensiamo che ormai il divertimento sia finito, proprio sotto il rifugio Tuff Alm (altro incantevole posto in stile Teletubbies!), inizia un nuovo single-track pieno zeppo di passaggi divertenti, salti, sponde e chi più ne ha più ne metta!

Raggiunto il laghetto di Fié è davvero finita, la tensione svanisce e resta solo l'adrenalina e la gioia scaturite da una giornata intensa e varia come quella appena passata.

Il tempo di cambiarci e radunarci tutti intorno a una tavola ed ecco arrivare anche Enrico! E' salito e sceso veramente a tempo di record: un grande!
Le birre si sprecano e la cena è abbondante, proprio sulle rive del laghetto di Fié. Il tempo scorre veloce tra risate e discussioni varie ed arriva il momento di rimettersi in macchina per affrontare l'ultima fatica della giornata.

Pascoli d'alta quota

Grazie di cuore a tutti per avermi trascinato dentro all'inferno e per avermi portato fuori in maniera così elegante e divertente! Alla prossima!!

Qui le altre foto.

0 commenti:

Posta un commento